23 febbraio 2017

LA LA LAND, MANIFESTO DEI SOGNATORI


Quando decisi di aprire il blog, qualche anno fa, nella difficile decisione di  quale nome affibbiargli, la scelta cadde su Born To Dream, nato per sognare. Era un buon titolo, perché in tre parole rifletteva ciò che ero e sono tutt'ora: un sognatore. Il cinema mi accompagna dall'infanzia. Già alle elementari smanettavo col videoregistratore, divorando tutti i film Disney ma soprattutto due film "seri" che mi iniziarono al cinema vero e proprio, pellicole come E.T. e Jurassic Park che fecero breccia nel mio immaginario di bambino, scavando a fondo e smuovendo qualcosa di magico, bellissimo, meraviglioso. Lì nacque la mia passione per la settima arte. Ero un divoratore di televisione, non essendoci a quel tempo né internet, né quei social network che qualche anno dopo avrebbero paralizzato le nostre vite cambiandoci le abitudini. Sia chiaro, passavo tantissimo tempo anche all'aria aperta, vivendo in un paese di neanche duemila anime dove potevi esplorare il mondo attorno a te, scorrazzando con gli amici in bici o tirando due calci al pallone ogni pomeriggio al campetto. Ma la Tv divenne ben presto qualcosa di imprescindibile per me. I bellissimi di Rete 4, i cartoni animati di Italia 1, i film di Stallone o Schwarzenegger... Sono cresciuto a pane e cinema, e pure con ginocchia sbucciate a causa di cadute in bici. Sono sempre stato dotato di una grandissima immaginazione, e la tv mi aiutava a spaziare ancora di più per mondi, città, e vite incredibili. Era bellissimo, per un bambino. Via via che crescevo, questa passione diventava sempre più forte, fino a diventare una vera e propria ragione di vita. Ho studiato cinema, continuo a studiare da autodidatta, guardando tanti film, serie tv, prendendo appunti dai maestri, spulciando tutte le specifiche tecniche, scrivendo sceneggiature, realizzando cortometraggi, e cercando di trasformare tutto ciò in un lavoro. Con un paio di miei corti ho vinto due premi: uno del pubblico, e uno assegnato da una giuria che ha capito e apprezzato il mio lavoro. Non c'è cosa più bella di quando i tuoi sforzi vengono compresi e premiati. Questi due premi possono sembrare semplici, senza valore, da chi guarda da fuori, ma per me sono tutto, sono una cosa che mi fa andare avanti per la mia strada, prendendo sempre più coscienza di essere in grado davvero di fare qualcosa di bello, di poter continuare a inseguire quei sogni che rincorro da sempre. La realtà è sempre in agguato, e sognare è sempre più difficile ormai, soprattutto di questi tempi. Sono sempre con la testa fra le nuvole, e continuo a sognare, per rendere meno amara la realtà che mi circonda, per avere uno stimolo in più bel alzarmi dal letto la mattina col sorriso e con la forza data dalla consapevolezza di poter creare qualcosa, di essere in grado di farla. Di contare in questo mondo.

A 26 anni poi si è in un'età difficile, soprattutto per i sognatori. Non puoi più sgarrare, l'orologio corre veloce, cominci ad avere delle responsabilità, senza contare le pressioni di chi ora si aspetta qualcosa di più pragmatico da te. Potete ben capire che la realtà a questo punto irrompe sui sogni sfondando la porta dando il via ad una caccia alle streghe.
Potete ben capire a questo punto cosa ha significato per me la visione di La La Land. Uno specchio riflesso della mia vita, dei miei sogni, delle mie paure, ma anche uno stimolo ad andare avanti con convinzione, aggrappandomi alla mia passione; la mia salvezza, la mia guida verso il futuro.

La La Land è un film magico, e questa magia ti pervade per tutte e due le ore di durata. La magia dei sogni, ma anche la realtà, mischiate in un modo meraviglioso, senza scadere mai nel ridicolo o banale. Questa è la vera forza del film: parlare dei sogni ma stando sempre coi piedi per terra. Perché per quanto grandi possano essere i nostri sogni, dovremmo sempre poggiare i nostri piedi a terra e scendere dalle nuvole, per poterli vedere realizzati.
Il compromesso è la chiave del film.
Il sentiero della vita non lo percorriamo mai da soli. Attorno a noi abbiamo tantissime persone, chi come semplice comparsa, chi come protagonista, come spalla, che ci accompagnano in questo cammino. Uno dei punti forti di Lost, la mia serie preferita, è la forza dei personaggi, che vivono quell'avventura assieme, soffrendo, amando, non potendo più fare a meno gli uni degli altri, perché la parte migliore della loro vita è stata il tempo che hanno vissuto insieme. Mia e Sebastian hanno avuto bisogno dell'uno e dell'altra per riuscire a realizzare i propri sogni. A volte da solo non puoi farcela, serve qualcuno che ti sproni, che ti apra gli occhi, che ti infondi una forza che non pensavi di avere prima, che tiri fuori il meglio di te, quello che tenevi nascosto per paura di fallire, di non piacere, di non riuscire nel tuo intento. Una sorta di deus ex machina. Ma la realtà supera la fantasia, e assistiamo ad uno dei finali più belli della storia cinematografica recente. Un what if incredibile. Spesso rifletto sul mio passato, e mi chiedo cosa sarebbe successo se non avessi incontrato quella persona o se non avessi deciso di fare quella particolare cosa. Un brivido mi percorre, e smetto di pensarci. Guardo al mio presente, a ciò che ho costruito o distrutto per colpa delle mie scelte. Ma soprattutto guardo al futuro, forse troppo. Penso costantemente alla mia vita fra qualche anno, e questo a volte è un male, perché non mi fa vivere bene il presente, essendo troppo preoccupato a costruire qualcosa di solido in vista del futuro che incombe come una minaccia. Un po' come Mia e Sebastian, che vivono il futuro nel presente, pressati dal desiderio di realizzare quel sogno a cui si aggrappano giorno dopo giorno.


Io ho 26 anni. Damien Chazelle, il mago, il creatore di tutta questa meraviglia, a 31 anni potrebbe diventare il più giovane regista a vincere l'Oscar. Un po' lo invidio, è ovvio, la gli voglio bene, e lo vorrei abbracciare, e ringraziarlo, perché è grazie a gente come lui se io continuo a crederci, e continuo ad amare la mia passione e questa arte di cui continuo ad innamorarmi alla follia.
Che Chazelle sia ormai un grande regista è cosa appurata. Per due ore è riuscito a tener viva un'atmosfera magica, riuscendo però anche a unirla alla realtà della vita, merito anche di una fotografia quasi commovente.
Come non innamorarsi poi delle musiche, che ascolto ormai ogni giorno dalla visione, magia pura che mi emoziona dopo ogni ascolto.
Come non voler bene a Ryan Gosling, che non amo particolarmente, e non per aver imparato a suonare il pianoforte, ma per aver interpretato in modo perfetto il giusto equilibro fra sogno e realtà, con quello sguardo finale, e quel mezzo sorriso, che ti bucano l'anima.

L'ho lasciata per ultima perché è la cosa più bella del film.
Emma.
Sono fan di Emma Stone dal 2012. È la mia attrice preferita. Mi è sempre piaciuta per quella giusta dose di umiltà, pazzia, e bravura, che la rende unica nel suo genere.
Nel 2014, l'ho incontrata a Roma, ci siamo guardati, lei ha sorriso, io stavo per morire, e mi ha autografato una sua bella foto che avevo stampato per l'occasione. È stato un momento magico. Vedere dal vivo una delle persone più importanti per te, una di quelle che ti danno forza per credere in ciò che fai, in ciò che sogni, è un'emozione indescrivibile. Vederla fuori dall schermo, in carne e ossa davanti a te, ti fa realizzare che è un essere umano proprio come lo sei tu. Se ci è riuscita lei, potresti riuscirci anche tu.


Dopo averla amata in Birdman, dove aveva un ruolo marginale ma interpretato divinamente, con l'interpretazione di Mia ho capito che ha ufficialmente spiccato il volo. La guardi lì che canta, balla, si commuove, ride, fa le smorfie, e la ami. Non sta recitando. Non sta fingendo. È vera, è reale, è straordinaria. Il ruolo è suo, le calza a pennello. Riesce a farti ridere e un attimo dopo ti commuove, con quegli occhioni grandi in cui vorresti tuffarti e piangere insieme a le.
Potete ben capire il mio stato d'animo durante la scena dell'audizione finale, in cui Emma dà forse la prova più straordinaria della sua carriera, in un piano sequenza che ci fa immergere nel bellissimo testo della canzone Audition, che spero venga premiata, e ci devasta con la performance attoriale.

Il testo di questa splendida canzone l'ho sentito mio. È l'inno di noi sognatori, così pazzi, così casinisti, ma meravigliosi nel nostro essere.

Here's to the ones who dream
Foolish as they may seem
Here's to the hearts that ache
Here's to the mess we make


La La Land è una gioia per gli occhi, le orecchie e il cuore... soprattutto di noi sognatori...
Si merita quasi ogni Oscar, si merita tutto il clamore che ha suscitato, e si merita di entrare di diritto nella storia del Cinema, e di quei Classici che non tramonteranno mai, come non lo faranno neanche i nostri sogni, a cui ci aggrappiamo per fuggire da tutto il resto e dare un senso al tutto.



4 commenti:

  1. Un gran bel post, se mi permetti molto "fordiano".
    Anch'io, tra l'altro, ho avuto una formazione cinematografica simile alla tua.
    E ho trovato La la land, come sai, bellissimo.

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    Risposte
    1. In questo film ci ho ho trovato molto me stesso, e non potevo non dedicargli un post autobiografico.
      Il tuo blog è sempre fonte di ispirazione per me, quindi ti ringrazio molto per aver apprezzato le mie parole.

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  2. Ciao Gabriele, ti ho incrociato proprio su White Russian e ti seguo ufficialmente da oggi. Film meraviglioso e bellissimo post. Ti leggerò volentieri.
    A presto.

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    Risposte
    1. Grazie! Non scrivo tanto, preferisco farlo quando un'opera mi prende così tanto da sentire il bisogno di sfogare le emozioni tramite un flusso di parole scritte. Con La La Land, te ne sarai accorto, è stato così. Conosco il tuo blog da tanto tempo ma non mi sono mai fatto vivo. Ultimamente ti ho un po' perso ma da oggi rimedierò!

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