Considerazioni sparse sugli OSCAR 2016 - Born to dream

lunedì 29 febbraio 2016

Considerazioni sparse sugli OSCAR 2016


Considerazioni personali sugli 87th Academy Awards, con un occhio di riguardo soprattutto a DiCaprio e ad Alicia Vikander.
Alla fine ce l'ha fatta, lui.. Leo.. Contrariamente a quanto si possa pensare vedendo i miei recenti post, io sono felice per la sua vittoria. Non ho mai avuto niente contro di lui, ma contro la frangia più estrema del suo fan club. Certo, non era il mio favorito neanche quest'anno, ma quando l'ho visto salire su quel palco e stringere quella benedetta statuetta ho pensato che sì, doveva andare così. Sono contento. Contento perché DiCaprio è sempre stato uno dei miei attori preferiti da sempre. Ovvio, lui è più avvantaggiato rispetto ad altri perché con film come Titanic o l'impensabile Shutter Island è riuscito ad abbracciare un'enorme fetta di pubblico, perché è risaputo che lui è probabilmente l'attore vivente più conosciuto. Certo, ci sono altri attori anche più meritevoli di lui che magari nessuno si fila di striscio, ma questo è un altro discorso. Una delle cose che più ammiro di Leo, è che è riuscito negli anni a staccarsi dalla figura del "belloccio" in cui molti restano intrappolati, costruendosi una carriera assurda non sbagliando mai un film; opere che abbracciano tematiche e stili diversi, ma sempre fresche, perfette, e spesso monumentali. A giocare poi un ruolo fondamentale nella sua carriera è il sodalizio collaborativo con sua santità Martin Scorsese. Dai, il successo non può che essere assicurato. 
DiCaprio poi non è solo un grandissimo professionista davanti alla macchina da presa, ma anche a riflettori spenti. Si fa i cavoli suoi, il gossip lo aggredisce poco e niente, e quando esce allo scoperto lo fa circondato da yacht immensi, feste e donne, giusto per ricordarci che comunque lui è DiCaprio porcaccia la miseria. Oltre a questo, Leo è anche un grandissimo filantropo, capace di mettersi in prima linea per difendere il nostro pianeta e le minoranze del mondo, come ha pure fatto durante il suo discorso di ringraziamento, approfittando di un evento seguito da milioni di persone. Perché è questo che un personaggio pubblico dovrebbe fare: approfittare del fatto di essere seguito da tantissime persone, per esporre, denunciare o semplicemente prendere atto di qualcosa che sta succedendo nel mondo e che deve riuscire a raggiungere il maggior numero di persone.

Nel 2013 restai folgorato dalla performance di un'attrice che non conoscevo. La tifai in occasione della cerimonia. Vinse. Fece parlare di sé, tanto, e da allora non le tolsi più gli occhi di dosso, presagendo un'ascesa incredibile nell'industria. Era giovanissima, questo sì. Non era neanche nuovissima nell'ambiente, avendo già ricevuto una nomination 2 anni prima. Ma il mondo l'avrebbe totalmente conosciuta e ammirata per la prima volta in quell'edizione. A distanza di 3-4 anni, le mie previsioni si rivelano azzeccate, forse anche un po' troppo. Ma è normale, soprattutto quando sei dotata di bellezza, bravura, e una simpatia disarmante. Nessuno può fare più a meno di te. Quell'attrice era ed è Jennifer Lawrence. Ho ricordato queste cose perché noto delle analogie fra quei momenti e quelli che ho vissuto in questi giorni, quando mi son ritrovato a vedere uno dopo l'altro due film diversissimi tra loro: The Danish Girl e Ex Machina, con una cosa in comune, l'interpretazione di ALICIA VIKANDER. La mia favorita all'oscar era senza dubbio Jennifer Jason Leigh, per il film di Tarantino, e mai avrei pensato che qualcosa potesse farmi cambiare idea, anche se Rooney Mara in Carol è meravigliosamente magica. Poi però ho visto The Danish Girl, e la prova di questa piccola attrice svedese, che mai, e ripeto mai, avevo sentito nominare prima. Le cose più belle sono proprio quelle inaspettate. La sua performance mi ha letteralmente lasciato senza parole, una di quelle interpretazioni a cui pensi e ripensi una volta finito il film, e che ti entra dentro. Alla fine risulta quasi lei la vera protagonista del film, anche perché il suo personaggio è quello più complesso, e riesce quasi a mettere in ombra Eddie Redmayne che dal canto suo ha fatto un lavoro da applausi. Poi ho visto Ex Machina, e a quel punto non ho avuto più dubbi: avevo appena scoperto una nuova grandissima attrice. Dotata di una bellezza di quelle non invasive, non da bomba sexy, con uno sguardo da primi piani devastanti, con due occhi che levati, porca miseria, ti comunicano tante emozioni, Alicia è entrata nella mia vita cinematografica, e nel mio cuore di amante di bellezze cinematografiche, proprio come fece anni fa Jennifer Lawrence. Diversissime caratterialmente, accomunate dalla bravura e da un futuro radioso. Sono convinto che la Vikander possa regalare interpretazioni anche migliori della Lawrence. Intanto me la tengo stretta, ora che l'ho scoperta, e mi vedrò al più presto tutti i suoi film. Con quell'accento che si ritrova poi.. finto British, con punte scandinave, mi fa impazzire.

Il vero eroe della serata però è Jacob Tremblay, 9 anni, il piccolo protagonista di Room, film che ho amato alla follia. Vedere questo bambino comportarsi con una scioltezza disarmante in mezzo a tutte quelle star, e in una situazione di pressione come quella, mi ha scioccato. È un mito, c'è poco da fare. Non capisco la sua esclusione dai 5 miglior attori. Meritava la nomination e porca miseria meritava pure il premio. 
Che poi, fanculo la coppia DiCaprio/Winslet, io stavo aspettando l'abbraccio fra Jacob e Brie Larson, collega nel film. Lei, la migliore. Oscar più meritato di quello non c'è.



L'unico tappeto rosso su cui camminavo io a 9 anni era quello in Chiesa quando facevo il chierichetto..
A 9 anni il piccolo Jacob Tremblay ci regala perle come questa, e si muove sul red carpet con una scioltezza che io non avrei manco a 50 anni suonati. 
A 9 anni poteva benissimo essere candidato e, oserei dire, avrebbe pure meritato di vincere. 
9 anni e regalarci performance come quella inRoom.
9 anni ed essere già l'idolo del mondo intero.
9 anni e una carriera incredibile all'orizzonte.
Che sogno.








Speravo in un incredibile trionfo di MAD MAX che in parte c'è stato. Ha sbaragliato tutti nelle categorie tecniche, e va bene così. Vincere come miglior film sarebbe stato un sogno, avrebbe dato una scossa a tutto l'ambiente. Il film è un tripudio di cinema a 360 gradi ed è una scarica di adrenalina di 2 ore.

Ma sono contento pure per Alejandro González Iñárritu. Ormai è nella storia, con due Oscar di fila. Non lo ferma più nessuno. Io lo adoro da quando ho cominciato a vedere i suoi film. Ho amato Birdman e ho amato The Revenant, e soprattutto la sua regia, così perfetta, poetica, che mi ha preso per mano e mi ha fatto soffrire il freddo, la solitudine, e la rabbia insieme a Hugh Glass, più di quanto non abbia fatto DiCaprio.
Mi dispiace per quelli che il film lo hanno reputato noioso o lezioso. Mi dispiace davvero. Cosa volete che vi dica. Niente.

Sylvester Stallone è uno degli attori a cui sono affezionato di più. Fa parte della mia infanzia, e non posso che volergli un bene dell'anima. E chi se ne frega se non è un grande attore. È nel mio immaginario e ci resterà sempre. La prova in Creed è stata favolosa, e a tratti commovente. Ruolo perfetto per lui, per la sua età e anche per ciò che gli è accaduto nella vita privata recentemente. Poteva anche vincerlo l'Oscar. L'avrei ascoltato lì su quel palco e probabilmente avrei avuto gli occhi lucidi. I miti ti fanno questo e altro. 
Ma.. sorpresa.. Sbuca Mark Rylance. Sbuca per modo di dire, perché credo sia un attore molto conosciuto. Vince e lo fa meritando, perché la prova in Bridge of Spies può sembrare nulla, semplice, calma e piatta, ma sta proprio lì la difficoltà. Chi ha visto il film capirà.

Però, la sorpresa più grande è stata l'Oscar a Miglior film dato a SPOTLIGHT. Il film è ottimo, senza dubbio. Regia precisa, pulita, classica, non invasiva com'è giusto che sia in un impianto del genere; sceneggiatura idem, classica e precisa, come i classici film sui giornalisti, niente di nuovo insomma, ma fatta bene e si vede; grande cast, tutti ottimi e nella parte; tematica scottante. Il film non vuole denunciare cose che nessuno sa. Quei giornalisti hanno già denunciato quei fatti una decina di anni fa. Il film vuole ricordare quella battaglia, vuole sul diritto all'informazione, sull'importanza dell'informazione, sull'importanza della DENUNCIA. Quindi diciamo che sì, il premio ci può stare, ma questo film di cinematografico ha poco, ad esempio rispetto a Mad Max o The Revenant. 
Chissà se il Papa lo ha visto SPOTLIGHT. Attendiamo una sua recensione al più presto. Non vediamo l'ora.

Ultima cosa, ma non per importanza: GRAZIE ENNIO MORRICONE. Grazie. Per tutto. Stanotte mi hai fatto commuovere.. vorrà dire pur qualcosa, no?






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