Hunger Games: Mockingjay pt. 2 - Dio benedica Jennifer Lawrence. - Born to dream

mercoledì 25 novembre 2015

Hunger Games: Mockingjay pt. 2 - Dio benedica Jennifer Lawrence.



La prima cosa che ho pensato una volta finito Mockingjay pt. 2 è stata: come sarebbe stato l’ultimo capitolo della saga se non l’avessero diviso in due, se avessero fatto un unico, potente, forse un po’ lungo, film? Una bomba? Chissà. Il penultimo capitolo mi era piaciuto, sì, ma lì si era sentita in molti punti un’eccessiva lentezza dovuta al fatto di voler spalmare 400 pagine di libro in due diversi capitoli. Molti mi avevano detto che il grosso dell’azione nel libro succede nelle ultime 40 50 pagine, e che quindi l’ultimo film sarebbe stato un susseguirsi di azione incredibile dall’inizio alla fine, cosa che Mockingjay pt. 1, il film, aveva fatto lo stesso pensare, dato che era apparso come un’anteprima, un ‘riscaldate i motori’, ‘allacciate le cinture’, prima del gran finale che sarà esplosivo. Non è stato proprio così. Mockingjay pt. 2 parte infatti con calma, col rapporto incrinato tra Katniss e Peeta, e in tutto ciò troviamo molti dialoghi, spesso ripetitivi, e un’azione che tarda ad arrivare. Ma questo ci può stare. Però è proprio qui che mi faccio la domanda iniziale. Due film.. mmmah.. Era la prima volta che vedevo un film di Jennifer Lawrence doppiato, l’ho sempre sentita in inglese, e all’inizio del film mi sentivo a disagio, con quella voce che proprio non mi andava giù. Ma purtroppo dovevo farmene una ragione e mi ci son dovuto abituare. E non m’importa se son ripetitivo, palloso, oppure ovvio, ma è inutile negare che il doppiaggio toglie a Katniss tanto, troppo, di ciò che è. Dai, con la voce originale sembra una bimbetta, viene in parte spogliata di tutta la forza e la cazzutaggine che ha in originale.

Ma bando al doppiaggio di merda, mi è piaciuto questo ultimo capitolo? È un sì tirato. Non mi ha né deluso ma neanche emozionato o sconvolto più di tanto. L’ansia che avevo letto in certi commenti non si è fatta sentire tanto, tranne che in una delle sequenze non solo più fighe di questo capitolo ma dell’intera saga, ovvero quella della fuga sotto le fogne, e l’arrivo degli ibridi che per qualche minuto hanno catapultato HG nel fantasy.

Ciò che ho apprezzato degli ultimi capitoli è stato soprattutto il sottofondo cupo, dark, assolutamente in controtendenza coi primi due e in linea col personaggio di Katniss. Sebbene Mockingjay pt. 2 abbia tanti difetti, primo fra tutti la dilatazione eccessiva di certe scene ed eventi, il pregio è la tematica anche molto attuale che ci viene presentata, come in tutta la saga. Contesto sociale, politico ed economico; rivolte e sottomissioni; la povertà di un popolo schiavo di un potere detenuto da pochi. Un popolo che però appare quasi cieco di fronte a ciò che subisce, perché tenuto buono all’interno del proprio Distretto. Ma soprattutto, tema centrale di questa saga, è la potenza dell’IMMAGINE. Quanto conta un’immagine di questi tempi? Che sia una foto o un video che testimonia un’atrocità vera o un qualcosa creato a tavolino per impressionare. La forza delle immagini è presente fin dal primo film. Con lo spettacolo degli Hunger Games, una sorta di reality show in cui i ragazzi dei Distretti si scannano in diretta tv, davanti agli occhi di milioni di spettatori, come intrattenimento ma soprattutto come monito per comportarsi bene verso il potere. Immagine quindi usata per controllare le masse. Immagine che viene manipolata, in modo da mostrare solo ciò che DEVE essere mostrato per un determinato scopo. In Mockingjay pt. 2 nessuna delle cose dette in TV è vera, ma tutto viene manipolato presentando immagini e riprese che non rappresentano la realtà ma che vengono propinate al pubblico che le assimilerà come vere e si farà un’opinione sbagliata a riguardo. La tv, il video, lo spettacolo, hanno un ruolo centrale nella saga, dall’inizio alla fine. Ma l’immagine più potente e più ricercata è quella di Katniss. 
Lei, che comincia la sua avventura rischiando la vita per dare spettacolo, uccidendo, pure, per sopravvivere, ma nello stesso tempo per fare show.  Lei, che si ribella, ma non per ideali chissà quanto complicati, ma per la difesa di una vita che non riesce ancora a vivere, per difendere una famiglia con la quale dovrebbe passare attimi stupendi e non momenti di fame e di paura; per dare l’opportunità a tutti i deboli di poter avere gli stessi diritti di tutti gli altri, perché siamo tutti umani, tutti uguali. Come può vivere in un mondo dove non riesce nemmeno a provare amore perché attorno a lei tutto è pericoloso e non c’è nessuna certezza? Lei, che senza volerlo, ma solo seguendo ciò che sente, diventa la “ghiandaia imitatrice”, diventa lei stessa un’ideale, di libertà, di ribellione, di voglia di cambiare una volta per tutte. Diventa uno slogan, un’immagine lei stessa. E viene usata, USATA per infogare le masse, perché lei proviene da un Distretto povero, è una del popolo insomma. Usata per minacciare il potere con la sua immagine che diventa sempre più potente.  Usata dalla ribellione stessa, da una fazione che lei pensava fosse la giusta via da seguire. Ma è qui che entra in gioco un altro tema forte di HG: ad un certo punto buoni e cattivi si mescolano e non capisci più quale dei due stai osservando. Scopri che i buoni alla fin fine non son così tanto buoni. Ma soprattutto, gli innocenti saranno le vittime principali, sacrificali. Sacrificate in nome di cosa? Del rovesciamento di un potere corrotto per instaurarne un altro uguale? No, non ci stiamo. Quando di mezzo c’è il potere, questo può corrompere, e tirar fuori il peggio che c’è nell’uomo. Katniss si trova lì nel mezzo, in un certo senso tradita, si sente USATA. Lei è pura. Ha sempre combattuto per quei valori che stanno alla base della nostra esistenza. Del potere in sé non gliene fregava molto. Lei voleva pace. Non si è mai vista nella veste di CAPO, non vuole incarnare nessun ideale, ma solo la voglia dell’uomo do lottare per ciò che è e ciò che vuole tranquillamente essere. 


Per questo il finale per me ci può stare, considerato il personaggio di Katniss. Mi sarei aspettato un finale pirotecnico, una fine di Snow molto più pompata. Insomma, ci si aspetta un finale epico, come ogni volta quando si assiste a saghe del genere. Invece no, HG ribalta un altro stereotipo del genere. Dopo aver messo come protagonista una ragazza che non è la classica eroina super bella, ma che tiene un atteggiamento per certi versi “brusco e antipatico” per tutti i film, con un compagno che è un tappo ed è molto più debole di lei che invece deve proteggerlo, con un amore che viene tenuto in sottofondo senza mai scadere nel ridicolo, con delle tematiche attuali intelligenti (certo, affrontate con un po’ di leggerezza visto il genere e il target a cui fa riferimento il film), si conclude con una fine degna del suo personaggio principale e di ciò che è successo nel corso dei film. Katniss, l’eroina che salva il popolo dai potenti cattivi, si ritira vita privata. Non prende né pretende, nessun incarico politico o militare, non occupa il palazzo di Snow, non si fa vanto di essere “the Mockingjay”, non va a caricare la folla, non diventa schiava del potere, non viene accecata da esso, perché non gli è mai importato nulla di esso. Ciò che le è sempre importato, è ciò che vediamo nel finale. Pace, tranquillità, e una vita libera. In un mondo così, imprevedibile, un rifugio ideale e sicuro è in noi stessi.


Ultima cosa, ma non la meno importante: Jennifer Lawrence. Potrei scrivere righe su righe ma sarebbe superfluo e ripetitivo. Dico solo che questa saga (trasposizione cinematografica) deve MOLTO, se non tutto, a lei. Non avendo letto i libri, non conoscevo le emozioni dei personaggi, quindi dovevo basarmi su ciò che mi trasmettevano gli attori. Beh, Jennifer ce l’ha fatta. Un lavoro enorme per lei, pure in un genere di film come questi. 25 anni. Troppo ancora da regalarci.





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