IDA - La potenza delle immagini (recensione) - Born to dream

mercoledì 18 febbraio 2015

IDA - La potenza delle immagini (recensione)


Anna è una ragazza cresciuta orfana in un convento. Sta per prendere i voti, ma prima deve incontrare il suo ultimo parente ancora in vita. Conosce così sua zia Wanda. Grazie a questo incontro, Anna scopre di essere in realtà ebrea e di chiamarsi Ida. I genitori sono morti durante la guerra, mentre si nascondevano per sfuggire ai nazisti.
Ida e Wanda sono due personalità totalmente diverse: la ragazza è calma, flemmatica, dice poco e niente, plasmata dalla vita nel convento; Wanda è invece libertina, uno spirito selvaggio, alcolizzata, fortunata con gli uomini. Le due donne si trovano a condividere ognuna con l'altra il proprio carattere e le proprie differenze in un viaggio che intraprendono per ritrovare il luogo in cui sono sepolti i genitori di Ida. 
Questo viaggio, e la scoperta di verità scottanti, minano all'animo di Wanda, una donna forte all'apparenza, ma molto fragile dentro. Ida reagisce invece quasi con una freddezza disarmante, non facendo trasparire esternamente i propri sentimenti. La ragazza prova ora il contatto col mondo esterno, che non aveva praticamente mai conosciuto. Rinuncia momentaneamente ai voti perché non si sente ancora pronta, ora è là fuori e vuole provare cosa significhi stare lì. 
Ida sperimenta i dolori, le tragedie, le sofferenze che questo mondo porta in sé, ma sperimenta pure alcune gioie, come il piacere della compagnia di un ragazzo, il piacere della carne, e dell'essere "libera" per qualche istante. Ma l'orrore e la sofferenza è troppa e Wanda e Ida la sperimentano sulla propria pelle reagendo in modo totalmente diverso. Ida ha dalla sua parte la fede, il rigore morale, un animo pulito in cui può rifugiarsi. Il destino per le due donne sarà infatti diverso.

Ida è tra i nominati all'oscar come Miglior film straniero e Miglior fotografia.

La fotografia è stupenda, con un bianco e nero pulito, con grigi morbidi, che dà una connotazione temporale alla storia ma che vuole rimarcare soprattutto la difficoltà del momento vissuto dai protagonisti. 
La regia è la cosa che mi ha colpito di più, mi ha quasi sconvolto. È, infatti, un perfetto esempio di narrazione attraverso le immagini. Il regista non sceglie quasi mai inquadrature convenzionali: i primi piani sono pochissimi; i personaggi spesso si perdono con l'ambiente circostante all'interno di inquadrature larghe; sopra la testa dei protagonisti viene lasciata tantissima "aria", ovvero un grandissimo spazio vuoto, che normalmente non si fa, anzi viene pure considerato errore; a volte i personaggi parlano ma restano fuori campo, come entità che provengono da lontano. Ogni cosa non è lasciata al caso, con una ricerca quasi ossessiva dell'inquadratura perfetta. Tutto ciò per connotare maggiormente la situazione che Ida e Wanda si trovano a vivere. Le inquadrature non convenzionali, estranianti, che sembrano lasciare in 2' piano i personaggi, rafforzano il senso di straniamento della ragazza che si trova a contatto con la sofferenza che c'è nel mondo. Ida che deve trovare un posto là fuori, e mostra sempre un atteggiamento calmo e diffidente in ogni situazione, proprio perché non conosce le cose, ma vuole provarle, almeno cercare di conoscere quel mondo.

Voto: 8/10




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