NEBRASKA (recensione) - Born to dream

lunedì 17 novembre 2014

NEBRASKA (recensione)



Titolo originale: Nebraska
Paese: USA
Anno: 2013
Genere: drammatico
Regia: Alexander Payne
Sceneggiatura: Bob Nelson
Cast: Bruce Dern, Will Forte, June Squibb, Bob Odenkirk, Stacy Keach
Woody Grant è un vecchio padre di famiglia alcolizzato che crede di aver vinto un milione di dollari grazie ad un concorso della Mega Sweepstakes Marketing. Decide così di mettersi in viaggio, dal Montana al Nebraska, a piedi. Suo figlio David, dopo vari tentativi di dissuaderlo, decide di accompagnarlo in macchina, lasciandogli credere che il fruttuoso premio sia reale. Sua moglie Kate è contraria al viaggio, ma accetterà di venire nella cittadina in cui viveva prima dove il marito e il figlio hanno fatto sosta prima di raggiungere la città di Lincoln. Per l'occasione ci sarà una rimpatriata di famiglia. Dopo che la falsa notizia della vincita si è diffusa, i vecchi amici e alcuni parenti inizieranno a pretendere dei soldi da Woody, ma quando scopriranno che la vincita è fasulla lasceranno perdere. Arrivato a Lincoln, Woody chiede di riscattare il premio ma verrà confermato che non è lui il vincitore, e quindi tornerà a casa con David, che gli compra un furgone nuovo (come il padre desiderava). 

Spesso i film migliori sono quelli che ti colpiscono nella loro semplicità narrativa e tecnica. Una sceneggiatura solida, un cast ben assortito, delle location particolari. Elementi che ti consentono di catturare immediatamente l'attenzione dello spettatore e lasciargli qualcosa dentro dopo la visione. Nebraska è tutto questo. 

Un road movie pieno di sentimenti, rimpianti e sguardi inesorabili verso il passato. 
Incorniciato con un meraviglioso bianco e nero, l'entroterra degli Stati Uniti, quello meno utilizzato dal cinema, è un vero e proprio protagonista: terra desolata, quasi dimenticata da dio, ma bellissima nella sua particolarità; terra selvaggia ma non troppo, calma, con panorami incredibili, dove si estende il nulla più assoluto per tantissimi chilometri. Il nulla è caratteristica anche della vita degli abitanti di queste terre. Non succede niente, non c'è molto da fare. Si va al classico bar a bere al bancone, si canta al karaoke, si passa il tempo davanti alla tv, compagna mai abbandonata. Per questo quando in paese scoprono che Woody "ha vinto" 1 milione di dollari, ecco che scoppia il finimondo: tutti ne parlano, tutti sono elettrizzati, anche se magari non avranno manco un centesimo di quella somma. Ma che ce ne frega, nella nostra piccola cittadina è finalmente successo qualcosa di eclatante! Il protagonista, Woody, è la rappresentazione in carne ed ossa dell'aria che si respira in queste terre. È un tipo di poche parole, non ha mai fatto male a nessuno, vive la propria vita senza pretendere molto di più, e beve. L'alcol è una caratteristica importante di questi posti. Spesso si beve perché non c'è altro di meglio da fare.

Questo animo all'apparenza burbero, sintomo dell'età che avanza, nasconde in realtà una gentilezza e sincerità incredibili. Come veniamo a scoprire nel corso della visione, Woody è stimato da tutti, perché non si è mai tirato indietro quando qualcuno chiedeva il suo aiuto. Ma dimostra anche un eccessivo buonismo. Non è mai riuscito a dire di no alle persone. Su Woody si stagliano le ombre di una comunità che spesso ti schiaccia se non sei abbastanza duro per resistergli, col tuo vicino di casa che magari davanti ti sorride ma ti pugnala alle spalle. Tutti approfittano del buon Woody, e quando si stringono attorno a lui dopo aver scoperto della "vincita", rivelano subito i propri secondi fini. I soldi interessano più di un vecchio amico tornato a casa dopo anni. E Woody neanche ora riesce a capire di essere preso in giro. O forse lo capisce, ma non gliene importa nulla, perché alla fin fine è ormai vecchio. Inutile sprecare tempo e fiato con queste persone, meglio mettere le mani subito su quei soldi.

In quest'avventura Woody è guidato dal figlio David, che lavora al settore elettronica di un centro commerciale. I due non hanno mai  avuto un rapporto idilliaco, ma tutta questa storia dei soldi riesce a ricucire un rapporto ormai quasi del tutto incrinato. Il film racchiude il suo centro proprio in questo rapporto padre/figlio. Il viaggio come riscoperta di sé stessi. Sì, è un tema molto sfruttato nel cinema, ma qua trovo che sia davvero rappresentato terribilmente bene. Woody non cerca l'avventura, non vuole fare una pazzia per il gusto di farla, tanto per uscire di casa. No. Non gli sarebbe mai importato di andare a rivedere i propri parenti. La tappa al suo paese natale, il rivivere i luoghi che lo hanno fatto crescere, i volti delle persone che lo hanno amato, sbeffeggiato e imbrogliato, smuove qualcosa in Woody. Noi ce ne accorgiamo anche se lui non lo fa notare apertamente, perché è fatto così. Non è assolutamente espansivo, è introverso e non riesce ad essere incazzato col mondo, non ci è abituato, non fa parte del suo bagaglio di esperienze, dato anche dal fatto di essere cresciuto lì. E qua sta la straordinaria interpretazione di Bruce Dern che, lasciatemelo dire, se avesse vinto l'Oscar nessuno avrebbe potuto dire nulla. Ma erano tutti impegnati con Di Caprio e McCounaghey.
Woody è un personaggio caratterizzato in maniera assurda e perfetta. Anche se non è evidente, noi riusciamo a scrutare un po' nel suo animo e a provare compassione per lui. Lui affronta il viaggio, cerca di mettere le mani su quei soldi tanto agognati per una cosa e una soltanto: lasciare qualcosa ai propri figli. E qua sta il senso del film. Woody è invecchiato. Ha dato uno sguardo al proprio passato. In un certo senso si pente. Crede di non aver lasciato nulla ai figli che valga la pena ricordare. Vuoto totale, l'alcol, una vita passata a fare favori a persone che poi ti voltano le spalle.. I rimpianti sono la cosa peggiore. Woody non l'ha mai fatto notare, complice il suo carattere particolare. L'assenza di comunicazione. Questo viaggio fa capire che Woody ha sì lasciato qualcosa ai figli, magari inconsapevolmente: un'educazione, un senso civico, il rispetto e l'orgoglio. Riusciamo ad intuirlo soprattutto nelle scene in cui David e il fratello si scontrano coi cugini e parenti. Capiamo subito che c'è una differenza abissale di modi di vivere e di educazione. 
 
La mancanza di comunicazione è uno dei problemi di tante famiglie, soprattutto di quelle che vivono in luoghi rurali. Spesso non si riesce a comunicare agli altri i nostri sentimenti, perché c'è qualcosa che ci blocca, ci rende improvvisamente freddi anche davanti alle persone che ci stanno vicine da sempre. Questa incomunicabilità ha contraddistinto la famiglia Grant per anni. Incomunicabilità nel senso di poca espansività. Piccoli, piccolissimi gesti per fa capire il nostro amore, il nostro rispetto. Mi viene in mente la moglie di David, Kate, che per quasi tutto il tempo lo insulta, lo prende in giro, e poi quando lui è sul letto di ospedale gli dà un bacetto sulla guancia. Un gesto piccolissimo ma che rappresenta bene ciò che ho scritto. Anche in quel piccolo bacio c'è amore, c'è il volersi bene per sempre. È piccolo, ma per loro è così.
Woody scopre che non c'è nessun milione di dollari. Uno si aspetta una reazione incazzata. No. Pazienza. Io c'ho provato.
Ma il figlio, David, dopo aver saputo di come il padre è stato trattato in passato, sapendo ora che sotto quell'animo burbero c'è un brav'uomo, gli compra il pick-up che tanto desiderava. E arriviamo ad una bellissima sequenza in cui Woody, al volante del suo pick-up, percorre la strada principale del suo paese natale, facendo credere a tutti di essere davvero ricco, e prendendosi una piccola rivincita in una vita fatta di piccole ma importanti cose.


Voto: 9/10




2 commenti:

  1. Molto bello davvero, forse il migliore di Payne.

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    1. Non conosco molto bene il cinema di Payne, ma penso che Nebraska mi invoglierà a vedere le altre sue opere. Uno di quei film che ringrazio il cielo di aver visto.

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