IL GRANDE GATSBY - Recensione - Born to dream

sabato 18 maggio 2013

IL GRANDE GATSBY - Recensione



Titolo originale: The Great Gatsby
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Australia
Durata: 143 minuti
Regia: Baz Luhrmann
Cast: Leonardo DiCaprio; Tobey Maguire; Carey Mulligan; Joel Edgerton


Gatsby? Quale Gatsby?

Di solito quando si attende per molto tempo e con molta ansia un film e poi lo si va a vedere al cinema, all'uscita le cose son due: o ti soddisfa tantissimo, oppure lo schifi e la delusione è così tanta che ti fa letteralmente cagare. Solitamente non ci sono mezze misure. Invece, per dirla tutta, per me la mezza misura c'è stata. Perché Il Grande Gatsby non mi ha soddisfatto a pieno, ma neanche deluso; mi ha fatto uscire dal cinema abbastanza scombussolato; contento sì, ma con un gusto amaro in bocca.
La sensazione è quella che manchi qualcosa. Erano mesi che attendevo questo film. Avevo visto più volte tutti i trailer rilasciati e non stavo più nella pelle. Del regista Baz Luhrmann ho visto solo Romeo + Giulietta (che tra l'altro non ricordo molto bene), perciò non conosco il suo stile così megalomane e visionario, ed è un regista che, come ho letto da qualche parte, o si ama o si odia. Mi ricorda qualcuno.
La pelliccola è tratta dal capolavoro omonimo della letteratura mondiale, firmato da Francis Scott Fitzgerald, del 1925. Allora, chiariamo subito che io non ho letto il libro, cosa di cui mi pento, e quindi non posso giudicare il film in base all'opera di Fitzgerald, ma lo giudicherò soltanto come film a sè stante.
Qualcuno dice che il romanzo è stato trasposto anche molto fedelmente, addirittura con dialoghi precisi e identici.

Il film procede, infatti, come un vero e proprio romanzo. A narrare i fatti in prima persona ci pensa Nick Carraway (Tobey Maguire), un giovane conformista, moralista e puritano che lavora in borsa. Nick si trasferisce in una piccola casa a Long Island. Il suo vicino di casa è un certo Gatsby, abita in una gigantesca villa in cui ogni fine settimana dà una mega festa a cui tutti accedono senza invito. Ma nessuno ha mai visto Gatsby, nessuno sa con certezza che cosa egli faccia o da dove sia venuto. Il mistero lo avvolge. Nick viene invitato ad una sua festa e finalmente ha il piacere di conoscerlo. Si aspettava un vecchio uomo ricco e invece si trova davanti Leonardo Di Caprio. Il momento in cui vediamo il volto di Gatsby è perfetto: Di Caprio che alza il bicchiere, sorride e dietro di lui i fuochi d'artificio accompagnati, in sottofondo, dalla Rhapsody in Blue di George Gershwin.



Nick comincia a passare molto tempo con Gatsby e sebbene viva in un mondo opposto, c'è qualcosa che lui gli invidia: “una sensibilità superiore alle promesse che la vita offre… Una straordinaria dote di speranza… come non ho mai trovato in nessun altro e che credo non troverò mai” Nick dice “Ho sempre cercato di vedere il lato migliore delle persone”. Probabilmente è l'unica persona che vuole capire, scrutare Gatsby come individuo e non come misterioso personaggio importante solo per le feste.

Questo dà inizio ad una catena di eventi, ad un piano ideato da Gatsby, ovvero incontrare la sua romantica ossessione, la cugina di Nick, “la ragazza dorata” Daisy Buchanan (Carey Mulligan).  

"Sopriamo che Gatsby era di umili origini. Da ragazzo, Gatsby aveva una grande aspettativa per la sua vita. Poi, un giorno, si innamora di questa ragazza, Daisy”, dice Luhrmann. “Aveva già avuto altre donne, così crede di poter ottenere quello che desidera da lei e partire per la Guerra pensando che si sarebbe dimenticato presto di tutto. Ma la ragazza è straordinaria e lui ne rimane coinvolto. Così lui parte e lei le promette che avrebbe aspettato il suo ritorno, ma non aveva messo in preventivo l’arrivo del ricco e potente Tom Buchanan (Joel Edgerton), che sposa la ragazza”.
Da quel momento, Gatsby vive nell'attesa di riabbracciare Daisy. Nasce la sua ossessione.
Torna dalla guerra ancora più povero, entra in un giro di loschi affari facendo così un sacco di soldi e diventando un uomo ultra ricco. Acquista una villa proprio davanti a quella di Daisy, nell'altra sponda della baia. Da lì, Gatsby può osservare la luce verde che lampeggia nel molo di Daisy. Quella luce rappresenta ciò che lo fa andare avanti; ogni volta che la osserva, sa di essere vicino al suo sogno, alla sua amata.


 La sua intera esistenza, la sfarzosa dimora, le feste stravaganti, la biblioteca piena di libri mai letti, le centinaia di camicie di seta mai indossate, la luccicante automobile, è solo una moltitudine di oggetti privi di alcuna importanza, ma grazie ai quali intende catturare di nuovo il cuore di Daisy. La scena dell'incontro tra i due, a casa di Nick, è all'inizio ansiosa, poi raggiunge delle punte comiche. Gatsby si è finalmente ricongiunto al suo amore, il suo scopo è stato raggiunto.
 
Tutto ciò che ha fatto negli ultimi 5 anni ha finalmente un senso. I due continuano a vedersi per un certo periodo, sempre e rigorosamente all'oscuro di tutti, mentre decidono il da farsi. Daisy vorrebbe scappare, Gatsby invece no. Anzi, le chiede di dire tutta la verità a suo marito. Una delle scene più drammatiche, forti e che più colpiscono è quella in cui troviamo assieme tutti i contendenti in un piccolo appartamento. Qua Leonardo Di Caprio sbrocca come solo lui sa fare e come fa sempre in ogni suo film. Brrrrividi. Gatsby perde il controllo, si lascia andare in uno scatto d'ira selvaggia. Daisy è scioccata.  L'uomo che un attimo prima sembrava la perfezione fatta a persona, capace di ammaliarti col sorriso e con le parole, capace di prometterti un futuro tutto rose e fiori che più romantico non si può, adesso ha rivelato un'altra parte di sè stesso, la parte di un uomo che NON è perfetto. Un uomo. Un individuo. Per completare il quadro di eventi maledetti, mentre Gatsby e Daisy corrono veloci come il vento con l'auto investono una donna, l'amante di Tom! Si scopre che a guidare era Daisy, ma Gatsby vuole addossarsi tutte le responsabilità. Ovvio!
 Daisy, che all'inizio sembrava essere una brava ragazza sensibile e dolce, si rivela senza scrupoli, una donna che oscilla tra romanticismo sfrenato e la voglia di ricchezze e sicurezza che gli può dare il marito. Infatti nelle scene in cui lei e Tom Buchanan sono insieme, sono in perfetta simbiosi, si completano l'uno con l'altra. Non come due innamorati, ma come due persone "noncuranti" a cui importa solo di vivere bene senza problemi. L'importante è che si siano i soldi.






 ** SPOILER ** Saltate questo paragrafo per evitare di rovinarvi il finale!

Gli ultimi dieci minuti sono un perfetto riassunto a ciò che ho scritto in queste ultime righe. Gatsby aspetta la telefonata della sua amata, quando invece lei ha già deciso di partire via lontano col marito. Gatsby si fa un tuffo in piscina, poi il telefono squilla. Lui è convintissimo che sia Daisy, afferra la cornetta, risponde, viene fulminato da un colpo di pistola alla schiena. Il marito della dona investita. Gatsby cade nella sua piscina (in una scena che a me per un attimo ha ricordato il finale di Scarface). "Daisy" è l'ultima parola che pronuncia. Al telefono non c'era lei, ma Nick. Ma non fa nulla, Gatsby è morto credendo che la sua amata, la sua ossessione, il suo sogno, avesse deciso di fuggire con lui.  



 "Gatsby è un personaggio incredibile da interpretare”, dice Di Caprio. “Credo che sia il manifesto vivente del Sogno Americano, dell’immaginare quello che puoi diventare… e fa tutto ciò per l’amore di una donna. Ma anche questo è aperto a diverse interpretazioni: Daisy è il solo obiettivo dei suoi sogni? O è veramente innamorato di questa donna? Penso che sia un romantico senza speranza ma anche un individuo vacuo, alla ricerca di qualcosa che possa riempire il vuoto nella sua vita”. Esattamente. Il Sogno Americano. Gatsby non è altro che una metafora di tutto ciò. Nasce povero, affronta angustie di ogni tipo, diventa ricchissimo, si innamora di una donna il cui pensiero non lo lascerà più. Egli vive solo per quel sogno. Ciò che lo fa andare avanti è quella luce verde lampeggiante. Quando vede la luce sa che il suo sogno è là, a portata di mano. Finché la luce ci sarà, ci sarà anche il suo sogno e soprattutto avrà un motivo per cui vivere.

 
Secondo me non bisogna pensare a questo film solo come una storia d'amore. Certo, l'amore è il fulcro di tutto, la base. Questo è solo uno spunto per riflettere su quanto sia lecito e preferibile sognare. Gatsby è stato rovinato dal suo sogno. Nick dice che quando Gatsby ha finalmente riabbracciato Daisy, quella luce verde si è spenta, è stato uno degli oggetti che scomparivano dallo scaffale delle cose che permettevano a Gatsby di avere una ragione di vita. Se quella luce non l'avesse spenta, chissà.. sarebbe stato tutto più semplice.
Perché è la speranza la cosa che Gatsby custodisce maggiormente. La speranza di rivedere quella ragazza che aveva incontrato 5 anni prima. La speranza è l'ultima a morire. Gatsby ne p un perfetto esempio. Il produttore Douglas Wick: “Credo che Il Grande Gatsby sia attuale ora più che mai. In un periodo di scintillante ma inaffidabile economia ed un prevalente senso di smarrimento, Gatsby sarebbe potuto essere scritto ieri."
 Il personaggio di Gatsby è molto metaforico, però credo che molti di noi si possano rispecchiare in lui, in quello che egli prova. La ricerca di qualcosa, di qualcuno, che ci faccia affrontare ogni giorno con una carica incredibile. Passo dopo passo, siamo più vicini alla meta. Ma poi lì arriva il problema: la meta sarà come avevamo pensato che fosse? Ci ha soddisfatti? O abbiamo percorso un lunghissimo cammino vivendo nell'attesa, solo per scoprire che è stato tutto inutile? Eh, eh.. porca miseria.. 


Per quanto tiguarda le cose più tecniche, mi è piaciuta tantissimo la fotografia, davvero bella. Colori splendidi. Poi vabbé i costumi, le scenografie, impeccabili e da togliere il fiato, come certe panoramiche della città dall'alto. La regia di Luhrmann nel complesso mi è piaciuta, si vede che quando fa un film lo rende suo, con scelte a volte poco condivisibili. Il regista voleva che la musica fosse un riflesso dei nostri tempi, aiutando comunque a raccontare questa storia classica. E ci è riuscito. Non ho capito le critiche che sono state mosse anche alla musica. Ci stava bene sempre. Quella nella prima festa sarà stata un po' esagerata, ma che ci dovevano mettere, del jazz?? Sono scelte rischiose, ma che questa volta hanno pagato.


 “Come ho già fatto in passato, volevo trasporre questo racconto ai giorni nostri, rispettando il periodo in cui si svolgeva, perché nonostante quanto uno si sforzi, non riusciremo mai veramente a capire come fosse, che cosa era il jazz nel 1925.”
 

Nota di merito al cast. Mi sono piaciuti tutti. Tobey Maguire all'inizio mi stava infastidendo con le sue espressioni idiote, ma poi ripensandoci credo sia perfetto nel ruolo del giovane perbenista che poi sprofonda nella depressione e nell'alcol! Carey Mulligan stupenda da vedere, perfetta per scenari anni 20, anche se il suo personaggio andava caratterizzato un pochino di più soprattutto nel finale. Promosso anche  (Tom Buchanan), uno dei migliori. E poi c'è lui.. Leo Di Caprio. Ormai con lui rischio di ripetermi, non trovo più aggettivi. Secondo me è finto. È troppo perfetto. Quando in scena compare lui, tutto si ferma.. e lo si ammira.. Incredibile quanto sia a suo agio in ogni ruolo che fa. È fatto di celluloide!

Veniamo al giudizio finale.. Se siete sopravvissuti alla lettura e siete arrivati a leggere queste righe, penserete che il film mi è piaciuto tantissimo. Beh, piaciuto sì.. tantissimo, no. È un bel film. Sono uscito soddisfatto dalla sala. Mi aspettavo di peggio dopo tutto ciò che avevo letto in precedenza. Quindi non posso che dargli la sufficienza. Il problema è che manca quel qualcosa che ti lascia a bocca aperta, che ti prende e non ti molla.. quando il film ti entra dentro e ti scuote.. Ecco, qui manca quella cosa. Poteva essere tutto analizzato molto meglio, per coinvolgere di più lo spettatore. Allora sì che sarebbero stati applausi.

Voto: 7-



Emeli Sandé e The Bryan Ferry Orchestra coverizzano il pezzo di Beyoncé e Jay Z! Versione bellissima!








3 commenti:

  1. Non è che manca qualcosa, c'è troppo, per me. A lungo andare m,i è venuto mal di testa...

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    1. ahah posso capirti! In effetti tutte quelle feste e quella musica possono un po' sballare!

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    2. Più che altro troppe parti inutili messe lì per mera fedeltà al romanzo che tolgono molto al ritmo.
      Poi, idea mia, mi sarebbe piaciuto che tutto quello sfarzo scenografico fosse andato ad annullarsi nel finale, per sottolineare la pochezza e il vuoto che c'era dietro... e invece nulla, persiste fino alla nausea.

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