"Milano calibro 9" (1972) di Fernando Di Leo - Born to dream

mercoledì 5 ottobre 2011

"Milano calibro 9" (1972) di Fernando Di Leo


Milano calibro 9
(Italia 1972)
Regia: Fernando Di Leo
Cast: Gastone Moschin, Mario Adorf, Barbara Bouchet, Frank Wolff, Philippe Leroy
Genere: Poliziesco, Noir




Una volta esisteva il cinema italiano, il cinema di genere, quel cinema osannato e amato alla follia da registi come Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, per citarne due. Parliamo degli anni 70, del cosiddetto poliziottesco, il noir, che rese il nostro cinema nuovamente famoso in tutto il mondo. Tra questi due generi si inserisce il film di Fernando Di Leo "Milano calibro 9", considerato il suo capolavoro. Il primo della trilogia del milieu, seguito da La mala ordina e Il boss. Siamo di fronte ad un film cupo, in cui percepiamo l'aria di quegli anni, gli anni di piombo.

I primi 5 minuti sono spettacolari: la tensione entra in noi già dalla prima inquadratura, merito anche alle musiche di Luis Bacalov con la collaborazione del gruppo prog-rock degli Osanna. Un duo perfetto. Musica e immagine si fondono riuscendo a non far perdere al film la suspense e a farlo filare liscio fino alla fine senza noie.




Ugo Piazza (uno straordinario Gastone Moschin) è un criminale che esce di prigione dopo 3 anni, rapina andata male. Lo fermano per strada gli scagnozzi di un potente uomo della mala, l'Americano. Ugo è accusato di aver sottratto 300mila dollari dell'organizzazione e di averli nascosti chissà dove. Egli nega tutto, ma loro non ne vogliono sentire: lo pedinano, gli sfasciano la stanza d'albergo, sono pronti ad accopparlo.



Ugo chiede aiuto a Don Vincenzo, un vecchio boss ora cieco (profetico con la sua frase: "Se continua così vedrai che faranno l'antimafia pure per Milano."), e al compare Chino,un killer, coraggioso e rispettato, interpretato da Philippe Leroy. Ugo viene riaccettato nella cerchia dell'Americano, per il quale dovrà lavorare, ancora convinto che sia stato lui a prendere i soldi.
Piazza deve fare i conti anche con la polizia, che lo pedina, desiderosa di arrivare a mettere le mani sull'Americano.
Bello lo scambio di battute e la zuffa a parole tra il commissario e il suo vice su chi sia meglio tra ricchi e poveri e sui problemi causati dagli emigranti meridionali.
Durante il film scorre poco, anzi pochissimo sangue; non ci sono inseguimenti o grandi sparatorie. Ma è il doppio gioco, la tensione, il fatto di trovare tutti contro tutti, il non sapere chi è il traditore, a portare avanti in maniera grandiosa questo film fino al colpo di scena finale, in parte, alquanto inaspettato.

Ugo Piazza è un uomo di ferro, tutto d'un pezzo, freddo, sembra non provare sentimenti. A scioglierlo ci pensa Barbara Bouchet, stupenda nell'interpretare Nelly, una ballerina di un locale notturno, che sembra conoscere Piazza da molto tempo. 
Barbara Bouchet ha stregato pure Quentin Tarantino entrando in scena ballando, in una scena che è diventata un'icona del cinema italiano di quegli anni, ripresa e omaggiata anche da Robert Rodriguez nel suo Planet Terror.




La lap dance di Rose McGowan in Planet Terror



Film stupendo. Uno dei migliori polizieschi italiani, anche se qui ci troviamo soprattutto di fronte ad un noir. Ottima la regia, ottima la fotografia che ci pone davanti una Milano, cupa, il cui il crimine sembra farla da padrone. Gli attori sono perfetti. Mario Adorf, che ritroviamo anche ne La mala ordina, è spassosissimo. Per non parlare di Gastone Moschin, così fermo, così duro, interpretando un personaggio molto difficile. Il film è impreziosito poi da una splendida Barbara Bouchet, bellissima. I suoi occhi riescono a stregare qualsiasi essere vivente sulla faccia della terra.



Se ne facessero ancora film così! Questo era cinema italiano, tutto il mondo ci conosceva per questo, venivamo acclamati per questo. E ora? Ora ci dobbiamo sorbire quelle ca***te di cinepanettoni! Cosa è successo?? Dobbiamo svegliarci, organizzarci! Dobbiamo riportare in auge questo genere! E far parlare ancora del nostro cinema! Non è difficile. Servono idee, e serve gente in gamba. Ma credo che queste cose non ci manchino. 

Quentin Tarantino:

[Il cinema italiano odierno] mi deprime. Lei forse vedrà più film italiani di me, ma quelli che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutti uguali. Non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati mentali. Che cosa è successo? Me lo dica lei. Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni '60 e '70 e alcuni film degli Anni '80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia. 








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