16 giugno 2011

Lost - Desmond Calls Penny

LOST. La serie tv che ha rivoluzionato il modo di fare telefilm. Una mia grande passione. Dal 2006 al 2010 è stata la mia ossessione. E il finale è stata l'esperienza televisiva più importante della mia vita, roba che ricorderò per il resto dei miei giorni. Sono un fan accanito, e ciò mi ha portato a realizzare questo video. Non pretendo di essere un attore dalle doti straordinarie, proprio non lo sono, ma l'ho fatto per puro divertimento, e per omaggiare una delle scene più struggenti e meravigliose dell'intero telefilm.


Di seguito posto il video della scena originale: Lost 4x05 - The Constant






13 giugno 2011

Racconto: "Storia di una famiglia disintegrata"



L’unica cosa che Stan Bowers invidiava ai propri amici, era quella di avere una bella famiglia.

Viveva in una squallida catapecchia alla periferia di Los Angeles. Era un edificio a due piani di cui solo uno era abitabile, quello al pianterreno, dove abitava la sua famiglia. Stan non la definiva una vera famiglia: il padre Al Bowers era un tipo tosto, testardo come un mulo e molto aggressivo; la madre Emily una donna debole, sia fisicamente che psicologicamente, per affrontare le giornate accanto a quell’individuo del marito. In verità tutti e due, madre e figlio, avevano terribilmente paura del padre; ma non la paura che potrebbe avere un figlio di fronte al genitore troppo severo, peggio: Al Bowers li picchiava, tutti e due. Calci, pugni, schiaffi erano all’ordine del giorno in casa loro. E non c’era modo di sottrarsi. Emily aveva paura che lasciato il marito, non avrebbe potuto provvedere a mantenere suo figlio e allo stesso tempo aveva paura che in qualunque posto fosse andata, lui l’avrebbe trovata e Dio solo sa cosa le avrebbe fatto.

Stan era dello stesso avviso della madre, ma forse lui poteva avere i nervi saldi per infliggere una tremenda batosta al padre, perché si fermasse, la smettesse di rendere la vita un inferno. Naturalmente non aveva mai avuto il coraggio. Lui voleva bene al padre, però nello stesso tempo lo odiava. Gli voleva bene ogniqualvolta lo portava a vedere i Lakers in città (Al Bowers era un patito del basket e aveva trasmesso questa passione anche al figlio), oppure quando andavano al parco a tirare i sassi alle anatre e mangiare il gelato al pistacchio, oh sì... quello era il suo vero padre. Odiava il padre che, tornato da lavoro, non rivolgeva nessuna buona parola alla famiglia senonchè “Emily! Dov’è la cena! Non mi dire che non c’è un cazzo perché altrimenti ti ficco quella cazzo di testa nel forno e mi mangio quella!”; oppure “Stanley perché non cambi quel cazzo di canale! Ma che sei cieco! Quelle sono un mucchio di stronzate! Tutti i film sono delle stronzate! Vattene a letto! Su forza, togliti dai coglioni! C’è la partita stasera!”, e così via, tutte le sere.

Stanley amava i giorni in cui il padre non rientrava a casa il pomeriggio ma restava alla mensa della fabbrica di scatole in cui lavorava. La casa rimaneva tranquilla, la madre ricamava canticchiando nella veranda e lui guardava la TV in santa pace, senza essere costretto a cambiare canale.

Certe notti aveva gli incubi e si svegliava in un bagno di sudore guardandosi attorno in modo frenetico. Sognava il padre, quasi sempre. Una volta aveva sognato che Al Bowers lo inseguiva per tutta la casa. Lui scappava urlando per il terrore e al padre gli si allungava la lingua di due metri, tre poi quattro, cinque, finché non lo afferrava trascinandolo all’interno delle sue cavità orali per divorarlo. Aveva sognato anche l’assassinio della madre da parte di Al. Quel sogno lo aveva traumatizzato. Aveva sperato dinon avere il potere di vedere il futuro, perché avrebbe significato il ritrovarsi con un genitore in meno. Ma sapeva che quel sogno aveva qualcosa di premonitorio. Sapeva che il buon vecchio Al, prima o poi, ne avrebbe combinata una grossa. Sì... li avrebbe uccisi tutti e due, li avrebbe sotterrati nel piccolo orticello e sarebbero diventati concime per le erbacce di Al Bowers. Ma Stan sapeva che non si poteva fermare il corso degli eventi. Era il suo destino. Non aveva mai parlato ai suoi compagni, di quello che succedeva fra le sue mura domestiche. Non avrebbero capito, nessuno avrebbe potuto capire eccetto lui e sua madre Emily.

Per Stan, il destino gli aveva fatto affrontare un cammino che lo portava a quell’afoso giorno di agosto, quando tutta la sua vita sarebbe cambiata.

Erano ormai passate le sette di sera, il padre sarebbe tornato di lì a mezz’ora e Stan stava dando un’ultima occhiata alla televisione, prima che il padre ne prendesse possesso. Emily stava preparando la cena per suo marito: del pollo arrosto con patate, come piaceva a lui. In TV davano “Gli eroi del Texas”, un western con indiani e Yankees, proprio come piaceva a Stan.

Il padre rincasò poco prima delle otto. Stan quasi non lo riconobbe. Al Bowers aveva la faccia stravolta, non come le altre sere, questa volta era peggio. Quando aprì la porta per poco non stramazzò a terra. Allora Stan capì. E’ ubriaco fradicio, pensò,gli sento la puzza dell’alcol fino a qui. Al Bowers si appoggiò al muro, « Emily! Spero per te che mi abbia preparato qualcosa! ». Emily si affacciò dalla porta della piccola cucina per dire: « Pollo con patate, Al. Spero tu sia affamato. » Il marito si spostò verso la TV. « Ma sicuro Emily. Mi mangerei di tutto, anche un bambino! Ah! Ah! » e guardò con un ghigno Stan, seduto sul divano.

« E’ pronto! » vociò Emily. Al raggiunse trotterellando la cucina. Era sempre più ubriaco.

« Ma che brava la mia bambina! » le toccò i capelli. In quell’istante anche Emily si accorse delle condizioni in cui si trovava il marito. Ma non doveva essere al lavoro? Allora perché diavolo è così sbronzo! Al si accomodò al tavolo e cominciò a sgranocchiare la cena. Agli occhi di Stan pareva un leone che sbrana una gazzella nel cuore della savana.

Quella di Al fu solo un’assaggiata, perché subito dopo si alzò dalla sedia e guardò in malo modo la moglie. « Che c’è Al? Sei già sazio? » gli chiese lei, cercando di non far trasparire la sua paura. Il marito afferrò il piatto, « Vuoi sapere se sono sazio? O forse vuoi sapere se mi è piaciuta la cena? », la sua espressione si fece più grave, « Ecco che cos c’è! », sollevò il piatto e lo scagliò contro il muro dove si disintegrò facendo volare cocci e pezzi di pollo. « La tua cena faceva letteralmente SCHIFO! ». Dicendo questo camminò verso la moglie, fino ad avercela di fronte. « Come ti sei permessa di darmi quella roba? Quella MERDA! Mi hai preso per un maiale? O per un cane? Perché se è così ci metto poco a sbranarti! ». La sua bocca profumava di alcol come non mai.

Emily fece due passi indietro e cominciò a piangere. « Scusami, scusami! Sono stata una stupida, non avrei mai dovuto prepararti il pollo! Sapevo che non ti sarebbe piaciuto! Mi dispiace! »

« Mi dispiace, mi dispiace » fece Al, facendole il verso, « MA CHE CAZZO TI DISPIACE! NON DIRE STRONZATE! PUTTANA! ». E in quel momento, lui la colpì. Fu lo schiaffo più forte che le avesse mai dato. La sua mano sbattè in maniera incredibile sul suo viso, lasciandole una chiazza rossa enorme sulla guancia. E poi cadde a terra.

Stan intanto si era riparato dietro la televisione, con le mani nella bocca per impedirsi di urlare.

Al si voltò verso il figlio: « Che cos’hai da guardare brutto finocchio! ». Quello non è papà. No. Non può essere lui. « Stavi guardando le stronzate, non è così? », afferrò la TV con un’incredibile forza che neanche lui sapeva da dove venisse, « Ecco la tua CAZZO DI TV! » e la scagliò verso il figlio. Stan, come un marine, rotolò dall’altra parte giusto in tempo per evitare di essere ucciso da ciò che amava, la TV, ma anche suo padre.

Emily si era rimessa in piedi. « Scappa Stanley! Vattene via! ».

« Sta zitta! ». Al afferrò il figlio per i capelli e lo portò in cucina, scagliandolo a terra. Poi andò alla porta d’ingresso e la chiuse con una chiave che si mise in tasca.

« Stanley, tesorino mio, devi stare fermo perché adesso io e la mamma ci facciamo una bella chiacchierata, non è vero Emily? ».

« Non dargli ascolto Stan, vattene! Devi chiamare la pol... », Al le sferrò un pugno allo stomaco. « Ti ho detto che non devi aprire quella lurida topaia che hai al posto della BOCCA! ». Stan tremava e tremava, gli pareva di essere in Siberia steso all’aperto a morire di freddo. Aveva paura. La paura che aveva avuto del padre altre volte era niente in confronto a quella che Al gli infondeva adesso.

« Oggi non è giornata, Emily. Sono incazzato. INCAZZATO! E lo sai perché? », la faccia di Emily si sollevò un poco, « P-Perché? ».

« Mi hanno licenziato. Stop. Chiuso. Abbiamo finito. Siamo fottuti. Morti. Possiamo seppellirci. E la colpa di chi è? Tua! Soltanto tua. Se solo ti fossi cercata un lavoro, anche lurido! Ma un lavoro, cazzo! Adesso non saremmo in queste condizioni! Con me licenziato tu avresti lavorato. Avresti continuato a portare i soldi a casa! Per sfamare noi e quel pezzo di merda! » e puntò il dito verso Stan. « Al... tesoro... non è il caso che ti arrabbi fino a questo punto. Troveremo una soluzione. »

« Troveremo una soluzione? Ma dove cazzo vivi? Non c’è una soluzione! L’unica cosa che possiamo fare è morire! ». Poi si guardò intorno ed esclamò: « Ma forse c’è la soluzione. Ho trovato. Vi ucciderò. Anzi, ucciderò tutti e tre noi. Mi piace, è una splendida idea. Complimenti Al, hai vinto un milione di dollari! ». Emily si accorse che era totalmente partito, ed ebbe paura. Perché in quelle condizioni Al Bowers avrebbe messo in pratica la sua pazza idea e le balenò un unico pensiero nella mente: devo portare Stan fuori di qui, dobbiamo andarcene o addio vita. Si girò e trovò lo sguardo del figlio. Si capirono subito.

« Dove diavolo l’ho messo il Winchester a ripetizione, eppure era qui. ». Emily era sempre più preoccupata. Allora vuole fotterci col suo caro fucile. Se noi non fottiamo prima lui. Quando vide il marito piegato per cercare il fucile, decise di agire. Si alzò in piedi con uno scatto e raggiunse in un batter d’occhio Al. Si scagliò contro di lui. « Maledetta PUTTANA! », urlò lui, cercando di togliersela di dosso. Emily no aveva idea di cosa lei stesse facendo. Aveva agito per puro istinto animale. Al però era più razionale di lei. Trovò li vicino una bottiglia di vetro vuota, prima conteneva la sua adorata birra, e la scaraventò in testa ad Emily che mollò la presa in stato confusionale, non svenne, ma era lo stesso. Al tutt’a un tratto ricordò l’ubicazione del fucile (sotto l’armadio) e lo prese stringendolo fra le mani. Lo caricò e mirò alla testa della moglie che si trovava in ginocchio. « Hai finito di vivere! ». Poi si bloccò. Restò immobile. Il fucile gli cadde dalle mani e si portò una mano dietro la schiena. Si sentiva qualcosa infilato nella sua povera carne. Ma che diavolo era? Poi capì. Era come svegliarsi da un sonno profondo. Il figlio, il caro, buon vecchio Stanley, lo aveva pugnalato. Il sangue gli corse a fiottoli lungo la camicia.

Riuscì a dire solo una parola, « Bas-tar-do... » poi svenne. Emily riprese coscienza di sé e guardò Stan. Si abbracciarono.

« Sei stato bravo Stan, molto bravo. Ora aiutami. Dobbiamo andarcene il più presto possibile di qui. ». Stan aiutò la madre a issarsi in piedi. Sorrise. Era felice. Dopo quell’inferno era di nuovo felice. Fecero un paio di passi, risero. Forse per quello o per la confusione nelle loro menti non sentirono Al Bowers che impugnava di nuovo l’arma e faceva fuoco.

Una fucilata colpì Emily in piena schiena. Cadde a terra. Il pavimento diventò subito dopo una piscina di sangue. Al aveva ancora un proiettile e sapeva contro chi usarlo. Ma Stan lo anticipò. Si gettò con un balzo dietro il divano. Al si mise in piedi, sebbene con un coltello da cucina che gli penzolava dietro. Brandendo il fucile, passò dietro il divano, pensando di trovare il figlio accucciato con le mani in faccia, ma non fu così. Stan era dietro di lui. Lo aveva aggirato senza il minimo rumore. Al, dopo essersi voltato, notò che il figlio impugnava una pistola e gli scappò da ridere.

« Che diavolo è quella cosa? »

Stan rispose in una maniera che Al non si sarebbe mai aspettato. « Era della mamma. Penso che la tenesse per queste occasioni. Queste liti contro un cane rognoso che non merita di vivere. »

« Non ti azzardare a parlare così a tuo padre! »

« Tu non sei mio padre... sei un demonio! »

« Demonio. Demonio. Mi sembra che le lezioni di catechismo di tua madre ti abbiano spappolato il cervello! »

« Non parlare così di mia madre! »

« E perché? Se non fosse stato per me tu e quella puttana sareste già morti! »

« Puttana? »

« Si, puttana. PUTTANAPUTTANAPUTTANAPUTTANAPUTTA... », poi un proiettile perforò la fronte di Al Bowers, che finalmente fece tacere per sempre quel cervello andato ormai a male.

Ora erano i compagni a invidiare qualcosa a Stan: il suo coraggio e la sua pistola. E ogni fine settimana si recavano in gruppo a trovarlo, nella cella 23 del penitenziario di Los Angeles.


Dallas Mavericks nuovi campioni NBA


Questo blog dovrebbe parlare principalmente di Cinema, musica e spettacolo, ma consentitemi una piccola incursione nel mondo dello sport. Sono un grande appassionato di calcio ma da qualche tempo ho strizzato l'occhio al basket, in particolar modo all'NBA. In queste settimane gli occhi erano tutti puntati sulla finalissima tra Miami Heat e Dallas Mavericks e a spuntarla sono stati questi ultimi. Questa finale era una sorta di riproposizione di quella del 2006, con qualche attore nuovo, in cui trionfò Miami. Questa volta è stato l'esatto contrario. Una sorta di vendetta ai danni soprattutto di LeBron James, il campione alla ricerca del suo primo titolo.

Dirk Nowitzki, il gigante tedesco, è adesso un campione NBA, LeBron James invece deve attendere ancora, forse un altro anno. Una stagione iniziata con le celebrazioni dei suoi Big Three (James, Dwyane Wade e Chris Bosh) per Miami si è rivelata una beffa proprio nella fase decisiva. Osteggiati da gran parte dell’opinione pubblica, la squadra della Florida era riuscita ad arrivare fino in fondo, battendo in semifinale una delle squadre favorite, forse la più in forma: i Chicago Bulls. Il sogno è diventato un incubo quando i Dallas Mavericks hanno conquistato l’anello e hanno sollevato il loro primo storico trofeo grazie al 105-95 rifilato al gruppo della Florida nella decisiva gara 6.

"Io veramente ancora non ci posso credere" ha detto schietto Nowitzki, che ha chiuso la serata con 21 punti conquistando anche il titolo di MVP della fase finale del campionato.
Lui e Jason Terry, che ha trascinato i Mavs con 27 punti, erano gli unici due giocatori rimasti tra le fila di Dallas dopo la disfatta contro Miami nelle finali 2006. Un successo che ha fatto esclamare a Terry: “Stasera abbiamo ottenuto vendetta".

LeBron James non pervenuto. Ha concluso una stagione diversa da quelle fatte fino ad ora in NBA, dovendo attendere ancora per sollevare un titolo. Ha siglato solo 21 punti a favore di Miami, e poi ha stretto poche mani, scappando subito via prima che la maggior parte dei Mavs indossasse il cappello e le magliette celebrative. Bosh invece ha chiuso la gara con 19 punti, Mario Chalmers con 18 e Wade 17.

11 giugno 2011

Spot Heineken 2011

Vi è mai capitato di vedere in Tv una pubblicità che vi ha lasciato senza fiato, vi ha fatto divertire come non mai? Bhè a me questo capita spesso, soprattutto con gli spot della Heineken. Geniali. Uno più bello dell'altro. Su YouTube ne trovate tantissimi, ma è uno degli ultimi ad aver attirato la mia attenzione.

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Stupendo! Magnifico! Resti incollato allo schermo per tutta la sua durata. Il protagonista è l'uomo perfetto: alto, bello, atletico, esperto di magia. Ma vogliamo parlare della band che suona alla fine? Si chiamano The Asteroid Galaxy Tour e la prima cosa che ho fatto dopo aver visto questo spot, è stata quella di cercare la canzone e scaricarla immediatamente. Molto molto figa. Come anche la cantante.

Posto un altro spot stupendo. Forse il più memorabile di tutti! Uomini e donne. Da una parte la birra, dall'altra le scarpe e i vestiti. Le due grandi differenze in un unico video. GENIALE.

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How I Met Your Mother



Io sono un grande appassionato di Serie Tv americane, ma da qualche tempo ho riscoperto le sitcom. Ho ricominciato a vedere Friends, e poi mi son cimentato in The Big Bang Theory, oltre a mantenere sempre un filo diretto con Tutto in famiglia e La vita secondo Jim. Ma c'è una sitcom in particolare che ha stuzzicato il mio interesse: How I Met Your Mother. Debutta negli Stati Uniti nel 2005 e in Italia (cosa vergognosa) arriva soltanto nel 2008. Io l'ho scoperto pochi mesi fa, quindi "un po" tardi. All'inizio non mi ha convinto al 100 %. Non mi divertiva tantissimo. Poi ho deciso di scaricare la prima stagione, in inglese coi sottotitoli in italiano, perché è sempre meglio in lingua originale. Mi son dovuto ricredere. Porca miseria, questo telefilm o sitcom, come lo si voglia chiamare, è pazzesco. È fatto molto bene, è divertente, i personaggi sono caratterizzati benissimo. Non a caso è stato definito l'erede di Friends, ovvero il telefilm simbolo degli anni 90. Infatti le ambientazioni, i personaggi e le dinamiche delle storie sono molto simili.

Il tutto si svolge nella magnifica New York, la grande mela, la città che non dorme mai. Siamo nel 2030. Ted, un architetto molto famoso, fa accomodare i figli sul divano e decide di raccontare loro gli eventi che lo hanno portato a conoscere la loro madre, sua moglie. Veniamo così catapultati nel 2005, dove Ted è un single, sempre alla ricerca della donna perfetta, con la quale condividere il resto dei giorni. Ted vive in un appartamento col suo amico Marshall e la sua ragazza Lily. Al gruppo si aggiungono Barney, un donnaiolo, ricco, dalla battuta pronta, e Robin, ragazza canadese reporter di una piccola emittente televisiva locale. Col pretesto di far sapere ai propri figli how i met your mother, Ted racconta la vita nei primi anni 2000, i suoi amori, i suoi fallimenti, le situazioni più strane e pazzesche venutesi a creare con quel disparato gruppo di amici. Ripeto, questo telefilm è moooolto carino.

È divertente, e già questo potrebbe bastare. Ma alla fine ti affezioni ai personaggi, vieni catapultato tu stesso nei party, nelle ubriacature distruttive e nella ricerca della donna amata, da parte di Ted. Se avete amato Friends, guardatevi How I Met Your Mother. Non ve ne pentirete. Vi conviene vedervelo in streaming o scaricare le stagioni, a Italia 1 sono già molto avanti. E ricordate: in lingua originale! Sub Ita!!! Ve lo consiglio, è 100 volte meglio!



10 giugno 2011

Tarantino's soundtracks

Bene, io sono un grandissimo fan di Quentin Tarantino. Per me è un Dio, un maestro, l'espressione vivente del cinema. Film "Le Iene" (Reservoir Dogs), la scena che mi è sempre piaciuta: il gruppo di "iene" che, pronti a fare la rapina della loro vita, escono dal locale e danno il via a questa camminata condita con una superba canzone, ovvero "Little green bag" di George Baker. La seconda immagine, è invece una caricatura dei due protagonisti del successivo "Pulp Fiction", Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson), che tra l'altro è il mio secondo film preferito in assoluto. Ora questi due film possiedono delle colonne sonore straordinarie! Tarantino è un genio pure in questo, riesce sempre a trovare la canzone giusta, e spazia dal country al rock al blues. Canzoni che non avevo mai sentito prima, e per questo lo ringrazio. Perché ricordiamoci che se un film non ha della buona musica, o la musica giusta, non funziona.




Allora, cominciamo. Accidenti, questo è il mio primo post del mio primo blog! Wooow! Sono abbastanza eccitato. In effetti sono un po' emozionato, non so che diavolo scrivere. Dai parliamo del tempo: il sole spacca le pietre, c'è un caldo bestiale eccetera eccetera. Ma parliamo di cose serie. Perché ho deciso di fare un blog? Ad essere sincero neanche io lo so, è davvero difficile trovare un motivo. Curiosità, passione, voglia di fare, voglia di conoscere persone, condividere i tuoi interessi. Forse. Aspettate... interessi. Si forse è proprio per questo. Io ho molti interessi. Mi piace leggere romanzi, ascoltare musica (generi preferiti: rock classico, hard rock, metal, heavy metal e qualcosa di pop), navigare in internet, ma soprattutto adoro il mondo del cinema. È da quando sono piccino che ho questa passione. Amo vedere i film al cinema, non c'è cosa più bella. Mi piace imparare le frasi a memoria o certi spezzoni, colleziono DVD, so sempre tutto di ogni film e do ogni star, mi piace lo show business e un giorno, lo spero con tutto il cuore, vorrei poterne fare parte. Nell'attesa, mi piacerebbe riempire questo blog con aggiornamenti su film, trame, recensioni, commenti, vita delle star, indiscrezioni, pettegolezzi, ma anche con news sul mondo della musica e tutte quelle cose che rendono il mondo un bel posto in cui vivere.
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