24 maggio 2018

Il finale di LOST, 8 anni dopo, è ancora l'esperienza più bella della mia vita.

24 maggio. Il 24 maggio del 2010 l'ultima puntata di Lost veniva trasmessa in Italia, su Sky, sottotitolata, il giorno dopo la messa in onda americana. Per questo per me è proprio oggi l'anniversario della Fine. Scrivo questo post con in sottofondo Moving On, la traccia musicale dell'ultima sequenza. Credetemi, ho i brividi. Sembra stupido da dire, qualcuno lo reputerà tale, soprattutto a distanza di 8 anni. Uno direbbe "ma basta! Piantala con Lost. È finito 8 anni fa"! Chi dice così sicuramente non ha mai seguito la serie. Non come me, che per 5... e ripeto 5 lunghi non ha fatto altro che pensare a Lost. Un'esperienza di vita, come ho detto mille altre volte e dirò ancora ancora. Perché alcune cose sono difficili da dimenticare, anche se parliamo di una semplice serie tv, un semplice prodotto di finzione.
Voglio condividere con voi i miei ultimi momenti insieme a Lost. Parto proprio da quel 24 maggio. Il finale di Lost è stato un evento mondiale, capace di tenere incollati allo schermo milioni e milioni di telespettarori in tutto il mondo. Eravamo una famiglia, tutti noi. Anche se ognuno si trovava nel buio della sua camera, o nel proprio salotto, sapevamo di non essere soli, consci del fatto di stare assistendo a qualcosa di irripetibile insieme a tantissimi altri come noi. La puntata finale fu trasmessa in contemporanea con decine e decine di Paesi alle 5 del mattino (ora italiana) del 24 maggio. Il giorno prima, già euforico e in ansia, mi era balenata in mente l'idea di alzarmi alle 4:30 e vedere almeno la prima scena fino alla sigla. Mi gasava l'idea di star lì davanti alla tv almeno per qualche minuto insieme a milioni di altri fan come me. Ma rinunciai. Facevo l'ultimo anno di liceo e reputai che sarebbe stato meglio conservare le forze per la notte, per godermi bene il gran finale. Lunedì. Il gran giorno. Lost era già finito, in America, la notte prima. Non c'era, come ora, il rischio spoiler. Internet era ancora un post semi sconosciuto, considerando il suo stato attuale. Non ricordo neanche se conoscessi già il termine SPOILER. Vabbé, meglio così. Dovete sapere che mio zio è un grafico pubblicitario: realizza insegne luminose, timbri, roba in polistirolo etc., e anche magliette personalizzate. Il pomeriggio del 24 comprai una t-shirt completamente bianca. Andai nel laboratorio di mio zio e realizzai la maglietta che avrei indossato il giorno dopo a scuola. Sul davanti recava la scritta LOST, mentre dietro ad altezza spalle c'erano i numeri 4 8 15 16 23 42 e poco più sotto EVERYTHING HAPPENS FOR A REASON. Le ore passavano, la fine si avvicinava. Il mio stato d'animo era incredibile. Poche volte mi son sentito così. Era un mix di tantissime emozioni: eccitazione, euforia, ansia, tensione, quasi mal di pancia. Ma soprattutto, pian piano aumentava la consapevolezza che quella sarebbe stata l'ultima sera con Lost, l'ultima degli ultimi 5 anni. Il giorno dopo avrei dovuto sostenere un'interrogazione a scuola. Avrei benissimo voluto farne a meno, ma non potevo. Non ero preoccupato, avevo studiato sì, ma il mio pensiero era da tutt'altra parte. Fosse andata male non me ne sarebbe importato nulla. Arrivò la sera. Il momento così tanto atteso, ma paradossalmente anche quello che avrei voluto non arrivasse mai. La tv sintonizzata già da un po' su Sky. Luci spente. Io seduto sul divano, a gambe incrociate. E poi iniziò. Furono i 104 minuti più belli della mia vita. Più passava il tempo, più cominciavo a stare male. Non controllai mai quanto mancasse, non guardai mai l'orologio. Non volevo sapere quando sarebbe finito. I momenti in cui i personaggi "ricordavano" furono devastanti. Piansi ogni volta. Rivedere i vecchi momenti sull'Isola, gli attimi più importanti di ognuno di loro, fu un colpo al cuore. Era l'addio perfetto che potevano darci. Ricordare quello che vivemmo in 6 stagioni, il percorso affrontato da loro e da noi come spettatori fu come un fulmine a ciel sereno. Lì realizzi veramente quanto questa serie sia stata importante per te, lì capisci quanto hai amato alla follia quei personaggi. Una morsa allo stomaco, emozioni pure regalate da un semplice prodotto televisivo. Lì capisci che non hai assistito a qualcosa di semplice. Capisci che hai assistito alla vita in tutte le sue sfaccettature. Capisci che quella serie l'hai veramente VISSUTA. Personalmente, devo dire che il "ricordo" che più mi devastò fu quello di Kate, Claire e Charlie. Non so perché. Fu così e basta. Ma poi arrivò il momento di Jack. Quasi mi commuovo solo a pensarci. Jack posa la mano sulla bara. Ricorda. E lì non ci vidi più. Lì cominciai a commuovermi con prepotenza. Il dialogo tra Christian e Jack fu un'altra mazzata. Lost è lì, in quelle parole, in quel dialogo. Sta tutto lì. "The most important part of your life, was the time that you spent with these people. You needed all of them, anda they needed you". Queste parole non riassumono semplicemente Lost, ma anche e soprattutto il rapporto di NOI spettatori con la Serie e con quei PERSONAGGI. Una delle parti più importanti della mia vita è stata proprio il tempo passato a guardare Lost. Ho avuto bisogno dei personaggi. Incredibile. Ho apprezzato tantissimo il finale anche per questo, perché parlava proprio a noi spettatori, ringraziandoci per il viaggio intrapreso assieme, e in qualche modo circondandoci con un grandissimo e caloroso abbraccio. Inutile dirvi il mio stato d'animo durante la sequenza finale. Piansi. Piansi per tantissimi minuti. Piansi tutte le mie lacrime quella notte. Piansi per la fine, piansi per Jack, dio quanto piansi per Jack, piansi di felicità per Kate, James e gli altri che ce l'avevano fatta, piansi per Hugo che per dio è diventato il protettore dell'Isola ed è stato bellissimo, piansi per John che dice a Jack "ti stavamo aspettando", piansi vedendoli tutti lì assieme in chiesa. Assieme, per l'ultima volta. Ho adorato il fatto di vederli tutti lì, in modo da salutarli tutti. Mi son proprio sentito vicinissimo a ognuno di loro. Era come se si stessimo salutando a vicenda e, ripeto, come se ci stessimo abbracciando versando lacrime. Il cerchio si chiude, si torna perfettamente alla prima puntata, e arriva Vincent. Credo che tutti, alla vista di Vincent accucciarsi fianco a Jack, siano scoppiati ancora di più a piangere. Non si può fare altrimenti. Stavo male. Stavo realmente male. Tremavo, avevo la faccia rossissima, gli occhi gonfi, le guance rigate dalle lacrime che continuavano a scendere senza sosta, e respiravo a fatica. Non sto esagerando. So che chi ha visto il finale può credermi. Credetemi. È stato devastante. È stata l'esperienza più bella della mia vita. Sono grato ogni giorno che passa di aver beccato per caso nell'estate 2004 su Rai2, il promo di una serie tv misteriosa. Me la ricordai. E a febbraio 2005 la iniziai. È stata la cosa migliore che abbia mai fatto. Sono arrivato al 24 maggio 2010 col cuore colmo di amore e passione per Lost, e con una tristezza enorme per la sua fine. Non ho più provato una cosa simile e non la proverò mai. I tempi cambiano. Le condizioni che mi hanno portato ad amare così tanto Lost non si creeranno più. Sono stato fortunato a vederla in contemporanea e in un periodo in cui le serie tv non erano ancora mainstream come oggi. Sono stato veramente fortunato. E quando sentite qualcuno dire "La sensazione di ansia e depressione che ti sale quando finisci una serie tv", raccontategli di chi come noi ha visto Lost in contemporanea e quel 24 maggio del 2010 piangeva davanti alla tv.
14 anni dopo l'inizio, 8 anni dopo la fine. Ancora qui. A parlare di Lost. A pensare a Lost. Ad amare Lost. A non riuscire a farcene una ragione.


 




23 marzo 2018

The Florida Project - Essere bambini in un mondo di m***a


Ogni anno durante la Award Season, esce fuori una perla cinematografica. Un film solitamente piccolo e semplice, ma potente e difficile da dimenticare. L'anno scorso questa perla era stata, almeno per me, Moonlight. Quest'anno è The Florida Project.

4 marzo 2018

Ciao, Davide


Sei stato con noi 6 lunghissime stagioni, perno fondamentale di una grande difesa, insieme a giocatori formidabili, a dei guerrieri. Tu eri così, un guerriero che non dimenticherò mai. Non ti dimenticherò non solo perché eri un grandissimo professionista, un bravissimo ragazzo, ma perché hai fatto parte di una squadra che ci ha fatto emozionare, divertire, anche incazzare sì, ma soprattutto sognare... E non capita tutti i giorni a noi tifosi di una piccola come il Cagliari... I giocatori ci regalano tutta una serie di emozioni ed è difficile non affezionarci a loro... e porca miseria ora mi viene da piangere...



29 gennaio 2018

CALL ME BY YOUR NAME - Chiamami col tuo nome


Call me by your name non lo etichetterei solo come semplice storia d'amore omosessuale; io ci ho visto molto di più. È una storia che parla di formazione, di adolescenza, passione e sentimento, del rapportarsi con culture e persone diverse, del sentirsi straniero in terra straniera. Dopo averlo finito (visto in lingua originale) non ho potuto fare a meno di chiedermi come diavolo si possa guardare un film così doppiato. I protagonisti parlando italiano, inglese, francese e tedesco. La lingua è parte integrante del racconto, perché esprime bene il senso di estraniamento. Elio, 17 anni, vive in una famiglia super acculturata, globalizzata. Figlio di inglese e francese, vive in Italia e conosce un Americano, Oliver, che cambierà la sua vita, tracciando un solco indelebile nella sua adolescenza.

18 gennaio 2018

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI


Nel corso degli ultimi anni ho potuto constatare quanto l'odio sia diventato sempre più caratteristico della società in cui viviamo, complici una serie di fattori che hanno risvegliato un sentimento che probabilmente c'è sempre stato, ma che era, per certi versi, assopito. Si è così accesa una miccia all'interno del popolo, non solo italiano, che ha innescato poi una bomba. Una bomba fatta di odio. Complici anche, e soprattutto (secondo il mio modesto punto di vista da giovane) i social network, e l'internet, in cui ognuno può immergersi, dal bambino all anziano; dove ognuno ha finalmente (o purtroppo) trovato spazio per esprimere le proprie opinioni, giuste o sbagliate che siano; dove attingere miriadi di informazioni, spesso false; in cui ognuno ha potuto trovare persone con le quali condividere non solo passioni (come magari faccio io col cinema) ma anche la rabbia e l'odio per determinate cose.

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